Rod Bugg

From 05-25-2009 To 06-12-2009


Artist Lecture on his work: Tuesday, May 26 at 7pm

Comunicato Stampa

The SACI Gallery is proud to present and exhibition of sculptures and drawings by Rod Bugg. A sculptor, Bugg uses clay and drawings to express differences between the artist’s process and the chosen materials. He sees his drawings and sculptures as having ‘parallel’ associations with each other, rather than one medium acting as a precursor to a completed artwork. Both the sculptures and drawings are organizations of elements highly dependent on the material used. The materials are fundamental and basic – usually graphite or charcoal on paper and fired clay. Bugg restricts these choices consciously in order to concentrate on their formal and plastic qualities. To add to his material restrictions, he uses only black, white or red clay with simple glazes. Although the sculptural pieces are frequently made from almost two-dimensional slabs, they have a tactile nature evoking re-used materials and archaeological finds. In some pieces, the organic material of clay is presented in controlled geometric compositions. His installations are thoughtfully and spatially arranged depending on their environment. The parallel communication between the drawings and the sculptures is evident.

"I was trained as a sculptor; I draw and make sculpture in clay as two parallel processes.  These parallel processes of drawing and making use the physical materials of graphite and clay.  The drawings don’t operate as a process that leads to work in clay, nor is the clay used as a thinking process that results in drawing.  It is about parallel activities between which I can move freely, where the objective is shared in equal measure.

"I am interested in the history of things, of actions and products across generations – the patched sails of a vessel in a 17th century painting and of the sailor who made the repair, so utilitarian and functional, and what that means now for a maker taking an element of an artwork from the past and interpreting it within a contemporary work.  The surface quality of the courtyard floor in a painting by the 17th century Dutch artist Pieter de Hoogh, son of a bricklayer and a midwife, is a parallel to the utility implied in the tiled surfaces of one of my own installations. 

"There is within this relationship some kind of equivalence.  I enjoy the archaeology of things, the layers of fabric sewn over earlier repairs by a long gone Italian farmer’s wife who had left a patched linen sheet in a cupboard in an Umbrian farmhouse rediscovered quite recently.  I enjoy the real and imagined histories of that artefact and that other person’s skill which has becomes the motivation of new work.  All these works have their own histories and the histories of earlier artisans and artists that perhaps require some forensic examination to extract their stories.  These are ordinary histories of the making of ordinary things that sit layer upon layer. 

"In these recent works, and some not so recent, rests my own history and the history of the utility of objects and the motivation of the work, be it drawing or ceramic – the bowl, the tile, the sheet and sail and their hidden pasts.  It is about the story of the work itself, be it constructed or real and what the viewer may add to that story that engages me.  I am interested in clay because it is the material of many things. In its most basic form it is both fundamental and complex, and at the same time simple.  I enjoy the complexity of working with a restricted range of colour – black, white and red – in an uncomplicated low-fired kiln, just enough to have the possibility of making something that can endure.  I enjoy the same restricted range and deep complexity of drawing in graphite on paper and its own capacity to endure. 

"I am intrigued by the fragility of the brick as much as the fragility of the line on paper and their utility and am entranced by the opportunity to decide what to keep and what to throw away.  The complete and finished is sometimes consigned to the bin and that which is crumpled and fractured relished."  ROD BUGG

Rod Bugg studied sculpture and ceramics in London and South Wales before completing his masters in Birmingham in the late 1960s. He has been making and exhibiting sculpture continuously since that time and has showed extensively in galleries and museums primarily in Europe and in North America. He has exhibited drawings and work in clay for nearly 30 years in solo exhibitions at the Galerie de Witte Voet, Amsterdam. He was President of Wimbledon College of Art in London from 1997 to 2007 and previously Dean of Art at London’s Central Saint Martins College of Art. He is currently Lead Artist on the sculpture program at the Sidney Nolan Trust and the chairman of an international organization for education in galleries and museums.



La SACI Gallery e’ lieta di presentare la mostra di scultore e disegni di Rod Bugg, un'artista inglese. Bugg è uno scultore che utilizza creta e disegni per esprimere la differenza tra il processo proprio dell’artista e i materiali utilizzati. Piuttosto che considerarli un mezzo precursore di un lavoro finito, Bugg vede tra i suoi disegni e le sue sculture delle associazioni parallele. Sculture e disegni sono organizzazioni di elementi fortemente dipendenti dal materiale usato. I materiali sono fondamentali e basilari – di solito grafite o carboncino su carta e creta. Bugg limita tali scelte in modo consapevole, per potersi concentrare sulle loro qualità plastiche e formali. Per questo motivo, egli usa soltanto creta di colore nero, bianco o rosso, con smalti semplici. Sebbene le sue sculture siano quasi sempre eseguite su tavolette bidimensionali, esse possiedono una natura tattile che evoca materiale riutilizzato e ritrovamenti archeologici. In alcuni lavori, il materiale organico della creta viene presentato in composizioni geometriche controllate. Le sue installazioni sono predisposte con attenzione, tenendo conto dello spazio e dell’ambiente circostante, mettendo in evidenza la comunicazione parallela tra i disegni e le sculture,
 
"Mi sono formato come scultore. Disegnare e scolpire la creta rappresentano per me due processi paralleli. Questi due processi paralleli del disegnare e dello scolpire utilizzano la grafite e la creta come materiali fisici. I disegni non sono un procedimento che porta alla lavorazione della creta e la creta non è un procedimento di pensiero che sfocia nel disegno. Si tratta di due attività parallele, tra le quali mi muovo liberamente, il cui obbiettivo è ugualmente comune.

"Sono interessato alla storia delle cose, di azioni e oggetti creati nel corso di generazioni – le vele rattoppate di un vascello in un dipinto del diciassettesimo secolo, quale marinaio le aveva riparate, in modo così utile e funzionale, e cosa questo significhi  per un artista che vuole prendere un elemento di un opera del passato ed interpretarlo all’interno di un lavoro contemporaneo. La qualità della superficie di un pavimento di un cortile ritratto in un dipinto dell’artista olandese del seicento Pieter de Hoogh, figlio di un muratore e di una levatrice, come parallelo dell’utilità implicata nella superficie a mattonelle di una delle mie installazioni.

"All’interno di questa relazione esiste un certo tipo di equivalenza. Amo l’archeologia delle cose, gli strati di tessuto cuciti sopra altre pezze precedenti dalla moglie di un contadino, morta da molto tempo, che aveva lasciato un lenzuolo rattoppato in un armadio, ritrovato di recente in una fattoria umbra. Mi divertono le storie reali ed immaginarie di quell’artefatto, e dell’abilità della persona che l’ha creato, diventata ora la motivazione di un nuovo lavoro. Tutte queste opere hanno una loro storia, così come le storie degli artigiani  e gli artisti dell’epoca, che a volte necessitano di un po’ di analisi forensi per poter essere raccontate. Queste sono storie ordinarie della creazione di cose ordinarie, strato sopra strato.

"In questi lavori recenti, ed altri meno recenti, risiede la mia propria storia, assieme alla storia dell’utilità degli oggetti ed alla motivazione dell’opera, sia essa un disegno o una ceramica – la ciotola, la mattonella, il lenzuolo e la vela con il loro passato nascosto. Ciò che mi attrae è la storia dell’opera, reale o inventata, e ciò che può essere aggiunto da chi la osserva. Mi interessa la creta perché è il materiale di cui sono fatte molte cose. Nella sua forma più basilare è allo stesso tempo complessa e semplice. Mi piace la complessità insita nel lavorare con un ristretto numero di colori. – nero, bianco e rosso  –  in un non-complesso forno a bassa temperatura, quanto basta per creare qualcosa che possa durare. Mi piace la stessa gamma ristretta e profonda complessità del disegno con  grafite su carta, e la sua capacità di perdurare.

"Sono intrigato dalla fragilità del mattone tanto quanto dalla fragilità della linea su carta e dalla loro utilità, sono estasiato dalla possibilità di decidere cosa tenere e cosa gettare via. A volte, cio’ che viene completato e portato a termine finisce nel cestino, mentre ciò che è spiegazzato o spezzato viene tenuto ed ammirato." ROD BUGG

Biografia

Rod Bugg ha studiato scultura e ceramica a Londra e nel sud del Galles, prima di completare un master a Birmingham alla fine degli anni ’60. Da allora ha creato ed esposto sculture regolarmente in Europa e Nord America. Come artista ha esposto disegni e opere in creta per quasi trent’anni, in mostre personali alla Galerie de Witte Voet di Amsterdam. E’ attualmente Lead Artist nel programma di scultura della Sidney Nolan Trust. È stato il preside del Wimbledon College of Art di Londra dal 1997 al 2007, e precedentemente Preside della facoltà d’Arte al London’s Central Saint Martins College, adesso è il presidente di un’organizzazione internazionale di studi di formazione per gallerie e musei.

 

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Saturday & Sunday 1pm-7pm

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